Anno complicato - Casa di Martino

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Anno complicato

2020 UN ANNO COMPLICATO
messaggio del presidente all'assemblea dei soci

 
Cari Associati, Sostenitori ed amici,
 
il 2020 si è chiuso piuttosto mestamente in un clima di preoccupazione e limitazione delle relazioni che ci ha fatto vivere in una costante attesa di un domani migliore. Ci siamo resi conto di quanto è fragile la nostra società ed effimero il senso di sicurezza che progressivamente si era insediato in tutti noi convinti di vivere una sorta di “primazia” sulle cose e sul mondo portata da una forma di sviluppo che chiamiamo progresso.
 
È bastato un nuovo virus per cambiare tutto: ci siamo scoperti fragili ed esposti, impreparati e insicuri, e non solo come singoli ma specialmente come sistema, come società. Il dato che certifica questo dramma è il numero di persone che hanno perso la vita.
 
La pandemia ha evidenziato che ci sono persone per le quali diritti che credevamo garantiti in quanto fondamentali non lo sono più o sono seriamente a rischio: scuola, lavoro, salute, cultura, libertà di movimento e di incontro…
 
Sapremo trarre lezione da questa esperienza?
 
È una domanda che sembra anticipare una fine dell’emergenza che in realtà è ancora lontana, ma è una domanda che dobbiamo iniziare a porci, come singoli, associazioni, comunità: stiamo aspettando la fine dell’emergenza per cambiare o per tornare a comportarci e a vivere come prima, pensando che questo periodo drammatico è solo una parentesi da chiudere in fretta.
 
Noi crediamo che si debba cambiare: stile di vita, modello di sviluppo, solidarietà sociale ed accoglienza, partecipazione alla politica. Tra le cose che bisogna cambiare ci mettiamo anche il nostro lavoro e il compito che ci viene affidato specialmente in situazioni di emergenza come questa: è giusto che una società come la nostra affidi il compito di accompagnare e sostenere le persone con disagio e con difficoltà al volontariato? Quando associazioni come la nostra vengono chiamate non a gestire fenomeni nuovi o imprevisti ma a svolgere compiti che dovrebbe costituire l’ordinario lavoro delle pubbliche istituzioni ci preoccupiamo e ci sentiamo “usati impropriamente”.
 
Preferiamo avere un compito più “profetico”, aprire nuove strade e inventare nuove risposte, dedicarci a chi non ha cittadinanza nelle preoccupazioni del potere politico, metterci a fianco di chi sceglie di restare ai margini della società.
 
Ma in questi tempi di pandemia e disorientamento, restiamo comunque a disposizione per le necessità e per l’affiancamento di chi vive momenti di fatica; il nostro impegno resta invariato e rivolto a tutti quelli che vogliono allungare la mano per avere un aiuto a superare un tratto impervio nel percorso della propria vita.  
 
Coraggio e buon lavoro a tutti!
 
(don Paolo Pasetto)
San Martino B.A. 22 giugno 2021
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